INEDITO DI MARIO M. GABRIELE

 

Una linea di lunghe frasche
segnava il confine tra Essere e Tempo.

Bottiglie di Negroamaro
brunivano la notte.

Usciti dal bistrot
portammo i pensieri all’altezza  del Paradiso.

Presero forma i catafalchi di Dio,
e i tumulti dell’anima.

C’era  la musica di Berio e di Henz Hollinger
sul palcoscenico.

Pensammo a Brecht
e alle nostre vie di smarrimento.

Ci sono buone notizie, Madame Grillet,
se ci fermiamo a Parigi  a Le Grand Motel.

In viaggio per Berlino, senza la Ddr e la Stasi,
facciamo un selfie con il cartello Zollamt Nickelsdorf.

Ovunque ci muoviamo ci sono una promessa
e un giro di vento sopra i tetti.

Lungo la Friedrichstrasse, i viaggiatori leggevano il Capitale
con Marx dai capelli bianchi in copertina.

Al Palazzetto dello Sport
nessuno è come Jesse Owens.

Mi distraggono le turiste
in mezzo all’acqua alta di Venezia.

Questa notte
è passato il gregge nella mente.

La nuova arteria
è un materassino di oblio e di fantasmi.
Marlene mi calma solo con il Roipnol.

Nemmeno se fossi qui, Evelyn,
saprei scrivere la tua biografia
su pellicola Kodak, in bianco e nero.

 

 

 

 

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