INEDITO DI MARIO M. GABRIELE da Registro di bordo

La struttura di questo testo si basa sui distici dove, con maggiore evidenza, si immette il frammento, con proprie sintesi  progettuali.

Fly Me To The Moon

Signora Stefford  i crickets sono andati via.
E’ rimasta solo l’upupa con i suoi up up up.

Non ce ne sbarazzeremo facilmente.
Ormai ha messo le ali sul tetto di Henry.

Ora ci si mette pure il cane Dillinger
a creare sobbalzi e paura.

La città  ha una nuova urbanistica con piani terra
dove a sera dorme l’uomo senza nome.

Helen Britt, vicina ai 9o anni,
ha donato la casa ad una onlus.

Nel book-room è diventato  best seller
il libro -50 sfumature di grigio- di  E.L. James.

Anni 40 e nuovo secolo: che altro aspetti?
Fly me to the Moon!

Andiamo da Mc Lee a interpretare le centurie.
Mary si è fatto un vestito il giorno prima degli esami.

La giornata non è tra le più belle. Piove.
C’è una Street Art sulla A 16. Sembra Warhol.

Due niggers aprono il libro della sera
archiviando Burundi e Burkina Faso.

Anche la notte è passata con le ore.
Il colloquio con Sophy non è stato brillante.

Suona papà Doc il blues del Cotton Club,
è morto il canarino del Wisconsin.

Meg lo diceva che in casa c’era un clarinetto,
ma nessuno l’ascoltava.

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7 thoughts on “INEDITO DI MARIO M. GABRIELE da Registro di bordo

    • Grazie, Lucio, ma io veramente ho fatto questi distici sballottato dal titolo della canzone di Frank Sinatra cioè Fly me to the moon “Fammi volare fino alla Luna” per distaccarmi un po’ da questa terra. Grazie anche a Francesca Dono.

  1. caro Mario,
    con la scansione in distici la tua poesia ha trovato, a mio avviso, un equilibrio perfetto nel disequilibrio dell’impianto generale. Così la tua poesia ha raggiunto, anche da punto di vista visivo, una sua forma classica, gli spazi che suddividono i distici con regolarità sono funzionali ad un ordine direi trascendentale, all’ordine della civilizzazione che vuole che tutto sia ben amministrato e ben scandito mediante scansioni regolari. ed è proprio lì che tu intervieni inserendo nella prigione dorata della regola aurea del distico, l’irregolarità dell’irrazionale che balza fuori, dopo ogni distico con un formidabile impromptu. L’ordine amministrativo ama la regolarità dei moduli come ci insegna il design del moderno, predilige la scansione dorata i una regola aurea che si ripete, ricordo rimosso della violenza a cui soggiace l’irrigidito e il raggelato. In fin dei conti, l’irrigidito è il raggelato che ha trovato una forma, un vaso, una scansione. ed è qui che l’andamento sincopato stroficamente irregolare mette a nudo la costrizione ideologica del minimalismo che richiede che il tutto sia ordinato e lindo in ottime forme racchiuso.

    • caro Giorgio,
      nella tua pagina dedicata ai distici ho preferito non intervenire dovendo realizzare questo testo. Come vedi ho preso di sana pianta la tua proposta perché la mia poesia ha un ritmo narrativo. Sono intervenuto sui 60 testi di Registro di bordo, frazionando il ritmo con l’inserimento dei distici per dare maggiore pausa al frammento. Come vedi non soffro di ipoacusia e sono sempre attento ai buoni consigli, e i tuoi sono sempre “all’avanguardia” Grazie del commento

  2. caro Mario,
    sono contento che il mio suggerimento sia stato accolto da te. D’altronde non avevo dubbi, tu sei uno dei pochissimi poeti autentici che ci sono in giro in Italia e hai una acutissima percezione e gestione del ritmo. Pensa che anch’io ho riscritto una mia raccolta, ancora inedita, in distici, e così mi sono accorto anche di alcuni errori di linea… È incredibile, stiamo andando tutti (anche Gino Rago e Donatella Costantina Giancaspero) verso delle soluzioni metriche molto ma molto simili, e so che anche Lucio Mayoor Tosi è attentissimo a questa nuova impostazione, però lui va con la sua sensibilità, senza fare copia e incolla del distico ma reinterpretandolo a suo modo personale. Questo vuol certo dire qualcosa, no?

  3. Sassure scrive che «la lingua è una istituzione sociale»,2] mentre una poesia in distici è linguaggio articolato, è una istituzione stilistica; non che prima della nuova ontologia estetica non si scrivesse in distici ma, nella nuova poesia che designiamo ontologica, la struttura in distici appare preponderante, ed il perché è evidente: la struttura in distici consta semplicemente di un parallelismo di versi, cioè opera una razionalizzazione della versificazione. Tanto più la versificazione è accidentata, impiega stop and go, interrotta, segmentata, frammentata etc, quanto più la struttura in distici obbliga il testo a rispondere a condizioni di simmetria e di estensione quanto più ordinati, costringe in una successione ordinatoria un materiale verbale alquanto dissestato (sintatticamente e ritmicamente). Quindi si tratta di una struttura sovrastante che agisce come una forza «esterna» ordinatrice di forze «interne» telluriche, conflittuali e belligeranti. Ma, se vengono a mancare quelle condizioni che rendono il testo frammentato, irregolare e conflittuale, viene a mancare anche la necessità di adottare la struttura in distici, in quanto essa trova la propria giustificazione di esistenza soltanto in presenza di una versificazione in sé instabile, accidentata e conflittuale.

    Come si sia arrivati alla struttura in distici, non ricordo, forse… leggendo una poesia di Mario Gabriele, istintivamente, per mio divertimento, ho suddiviso la colonna unica di una poesia di Gabriele in distici e mi sono accorto che funzionava meglio. Così l’ho comunicato a Mario il quale si è convinto dell’idea a ha preso a riscrivere in distici la sua ultima raccolta ancora inedita, e anch’io ho iniziato a riscrivere una mia raccolta inedita in distici. La cosa è cominciata così… però l’idea è nata nella dialettica e nella ricerca dell’Ombra, l’idea era già nelle cose, in re. Aspettava solo la sua ostetrica.

    Sassure, op cit. p. 25

    • Lavoriamoci sopra per offrire il meglio dei distici e del loro senso, caro Giorgio. Ci vogliono sacrifici, fantasia, architettura linguistica polivalente, historie dove frantumare e ridurre il concetto in brevi lampi in una metamorfosi cellulare della lingua ridotta a morsi di serpente,musica monofonica, ma che agglomerati nell’insieme producono ouverture.Basterà tutto questo a fare buona poesia? Gli attrezzi ci sono, così pure la volontà del lettore a seguire il nostro percorso. Lucio Tosy ha dimostrato di fronte a questi esiti, di avere buon fiuto e vicinanza estetica.

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