INEDITO DI MARIO M. GABRIELE

Ci fu chi prese il largo, chi rimase nelle baite
dopo il grande crash.

Bisognerebbe dirlo a Kurtz
di stare lontano dai parapendii.

Fu un enigma la scomparsa di Henry
nello Shilanga.

Merryl si fermò alla Quebec libre
per Gli affari del Signor Giulio Cesare.

Mandami tue notizie. Ho sempre qualcosa da dirti.
Gli Avi cercali nel Connecticut.

A volte si può chiudere un libro
restandoci dentro come un fiordaliso.

Il promoter si era eclissato
dopo le fake news sul Web.

Ho detto a Kamus di rallentare il tempo
tenendo a bada i cipressi e le radici.

Cuore in spazi chiusi. Aritmia da tamburi.
Al supermarket sono tornati i volontari con gli shoppers.

(…)

Confini ristretti, corpo mutevole
nel tempo e nelle stagioni.

Auguri, Mary, per la cover su Vanity Fair
e il pellicciotto  da luna di miele.

All’indietro fumo ed eclissi.
Luce che torna e se ne va.

 -I think I love you-, mi ripeti ad ogni compleanno,
rimettendo in circolo leucociti e staminali.

Turisti cercavano Madre Coraggio
passato il check point Charlie.

A Villa Flora si è candidato Gustav Fridmann
come venditore di chimica organica.

Il disegno, a tinta unita, di Juliet
ricorda l’orizzonte del mattino.

Ho sentito California 2.
L’etichetta del CD mi è sembrata normale.

Non incollo più nulla col Vinavil,
neppure i ricordi.

Marx  rivuole Engels
e la Gazzetta renana.

Hai fermato di nuovo i capelli
con la lacca  Rofra spezial.

Ora posso attaccare i pensieri
rifacendo le treccine.

E’ tutto slow, a tempo determinato,
anche le gazze ladre di Ken Follett.

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