INEDITO DI MARIO M. GABRIELE

Evelyn non svelò mai l’ultima carta,
e chi le chiese della sua vita rispose:
-everybody cries,
(tutti piangono)
-everybody hurts, sometimes-,
(tutti soffrono qualche volta).
Mancando il bersaglio per accecare la vita,
la Signora Tiimberlaine credeva che standomi accanto,
tornasse il sole. –Come Here!-,
disse  Miss.Swedenborg, la principessa dei sogni.
-Solo con me puoi tornare alle notti di luna-.
-Ho timore, Madame, che tutto questo non basti-.
Settantasette volte sette fummo abbattuti dal vento.
Oh come è lontana la giada di Dalia!
L’eclissi  copre New York,
aggiunge  nero al nero su  Edmund Wilson
chiuso nel suo sonno eterno.
Carolina ha cambiato epitaffio
da quando ha letto Spoon River.
E’ venuto Arturo  con l’amuleto contro i woodoo
Profumi esalano dai comignoli.
Welcome agli anni che vengono e vanno
in questa Long Island di ricordi:
delicatissimo plumage nel sonno di primo rem,
quando come su un volo charter resti a metà respiro
e ti racchiudi nel sedile e bye  bye,
si scende nel profondo, si va in libero volo
tra paure recidive e aritmie
e giù, giù, lo starter è pronto per l’ultimo embarquement.
Parigi dall’alto della torre Eiffel è vertigine e incanto.
À la maison de madame  Gachet c’è l’Art  Nouveau
con clocks, zodiac, calendar prints,
un berretto della rivoluzione d’ottobre,
vicino all’edizione di Fetes  galantes di Pauvre Lilian
pubblicata da Lemerre, e poi pintores y escultores,
impressionist  masterpieces
e un pezzo di Muro della Berlino di Willy Brandt.
Parigi è uno specchio del mondo:
un lungo racconto  da Boule de suif di Maupassant.
Ma se passa di sera Margot,
t’accorgi che è un profumo di fresca fontana
dai boulevards a Saint –Martin-des Champs.

 

 

2 thoughts on “INEDITO DI MARIO M. GABRIELE

  1. Un giorno mi farò coraggio e chiederò a Mario Gabriele come inizia di solito una sua poesia. Sono convinto che lui procede a random, come Mallarmé. Mallarmé – confidò Valéry a Scherer – cominciava alcune poesie gettando delle parole sulla carta, qua e là, come il pittore getta dei tocchi sulla tela. Mallarmé in sostanza isolava una serie di parole-chiave sulle quali apprestava una sovrapposizione di messaggi tali da fondere insieme il grammaticale, il sintattico, il lato metafisico, e perfino l’aspetto tipografico assumeva, a volte, un ruolo determinante.
    Nella poesia di Mario Gabriele le immagini sostituiscono le parole-chiave di Mallarmé in quanto le immagini sono già delle «tavolozze» iconiche e semantiche e perché permettono una quasi infinita possibilità di giustapposizioni e di sovrapposizioni. Le immagini diventano così metafore, le quali garantiscono una semantica senza il bisogno di ricorrere ai giochi di rime e agli accoppiamenti fonosimbolici. In questo modo la poesia diventa una serie continua di immagini-metafore dotate di intrinseca capacità semantica e fonologica, sono insomma dei significanti che consentono la «inserzione in una catena significante di un altro significante, per mezzo del quale quello ch’esso soppianta cade nel rango di significato, e come significante latente vi perpetua l’intervallo in cui un’altra catena significante può esservi innestata».1] In tal modo nella poesia di Gabriele si manifestano e si intrecciano due piani semantici, uno latente ed uno evidente, che entrano in competizione reciproca. Si manifesta, insomma, una vera e propria sintassi delle immagini, o delle serie di immagini, in competizione tra di loro con un andamento ondulatorio che vede ora il prevalere di una serie di immagini, ora il prevalere di un’altra serie, generando nel lettore un effetto continuo di sorpresa e di straniamento, una sorta di perpetua mobilità semantica delle icone allo stadio zero della significazione in quanto la sovra determinazione che si innesta sulle continue sovrapposizioni iconiche genera sul lettore un effetto moltiplicato…

    1] J. Lacan Scritti, I Einaudi, 1974 p. 431

    • Caro Giorgio,non so come mi vengono queste poesie. E’ un mistero! Sento che la poesia non vuole il divorzio. E anche dopo un po’ di silenzio tra di noi, essa vuole la riconciliazione e torna ad essere carica di energia e di rivelazione. Le tue osservazioni mi giungono sempre di grande sorpresa, ed io ti chiedo, come fai a trovare tutte queste cose nella mia poesia. E’ un mistero anche questo perché la sola critica letteraria non basta: occorrono altri strumenti di pellicole interne che vengono alla luce come in un film. Grazie a te e tanti auguri per la prossima uscita del Tedio di Dio e del Repertorio critico. Un abbraccio. Mario.

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