INEDITO DI GIORGIO LINGUAGLOSSA, “IO, ZOSIMO”

Portiamo all’attenzione dei nostri lettori un evento molto interessante di cui si è resa promotrice l’insegnante Tiziana Antonilli, che ha sottoposto all’attenzione dei suoi studenti della classe IV A, una poesia inedita di Giorgio Linguaglossa, dal titolo: “Io,Zosimo”, dalla raccolta inedita “Il tedio di Dio”, in via di pubblicazione, per avere i loro commenti dopo la lettura del testo.

Classe IV A,  Prof.ssa Tiziana Antonilli Poesia inedita di Giorgio Linguaglossa: Io, Zosimo – da Il tedio di dio – Commenti degli studenti. Un esempio poetico della Nuova Ontologia Estetica

La professoressa Tiziana Antonilli ha sottoposto una mia poesia «Io, Zosimo», inedita, appartenente da una raccolta inedita Il tedio di dio, agli studenti della sua classe IV A ed ha chiesto loro di esprimere ciò che avevano colto della poesia. Questo è il resoconto dei commenti. Credo sia interessante leggere i pensieri dei ragazzi i quali hanno capito benissimo il problema centrale che la poesia voleva mettere in campo. Questo significa, una volta di più, che i bambini possono capire una poesia complessa come questa molto bene e anche molto meglio degli adulti i quali sono spesso sviati da una cultura che non intende educare allo spirito di ricerca e di libera interpretazione dei testi.

Un particolare ringraziamento alla loro professoressa, Tiziana Antonilli e ai giovani studenti della Classe IV A.

 

Classe IV A,  Prof.ssa Tiziana Antonilli <laclasseiva@gmail.com> 

Giorgio Linguaglossa

 

Io, Zosimo

Fu al tempo di Cirillo, vescovo di Alessandria.

Ormai, penso con recrudescenza a quelle vicende lontane.

I parabolani presero Ipazia in strada e la squartarono viva,

poi appiccarono il fuoco alla Biblioteca.

Presero a perseguitare i pagani ovunque si trovassero,

perché, dicevano, «C’è un unico pensiero, il pensiero di Dio,

agli uomini sia sufficiente quello», così

almanaccavano quei fanatici.

 

Io, Zosimo, portai con me, celati sotto la tunica

quanti più rotoli potei, e li nascosi in una madia segreta:

gli studi sulle orbite dei pianeti di Ipazia

e altre formule incomprensibili.

 

Fu allora che mi abituai al silenzio delle parole,

nascondevo con sospetto le parole ricche di senso

come cose perdute e dimenticate.

Così, avvenne che un giorno la lingua si stancò di essere lingua.

Se ne andò per i fatti suoi. Scomparve.

 

Io mi vergognavo a dire che ero rimasto senza lingua,

che non potevo più parlare.

Fu a quel tempo che presi a tossire.

Segnalavo la mia presenza con dei colpi di tosse,

dei singulti rauchi.

 

Nel frattempo, cercavo la lingua: di qua, di là,

di sotto, di su. Mi chiedevo:

«Ma dove s’è cacciata quella maledetta lingua?».

Alla fine, dovetti imparare a stare senza lingua,

ad emettere dei borborigmi, anche con mia moglie

e i miei figli, ad esprimermi con dei sibili,

dei fischi, dei cenni del capo…

 

E il bello era che essi mi capivano perfettamente,

non si accorsero mai che fossi rimasto privo di lingua.

Fu così che mi abituai a quel mio strano abisso.

 

«Dopotutto – mi dissi – è una condizione infausta

che ha però i suoi vantaggi».

Ben presto mi dimenticai della cosa.

E non ci pensai più.

Dimenticai perfino che un tempo

avevo avuto una lingua che si muoveva oscenamente

nella mia bocca.

 

Pareri espressi dagli studenti della Classe IV A

 

Chiara Consiglio:

 

Credo che in questa poesia sia nascosto il significato del silenzio. Silenzio dovuto ad un segreto fatale che portava alla morte. Un segreto che forse non poteva essere svelato a nessuno e, per questo, Zosimo ha scelto di continuare a vivere nel silenzio, come se non potesse più parlare. Il suo è un silenzio forzato al quale poi si abitua, cosi come si abitua tutta la gente che gli sta attorno. E a lui stava bene cosi, iniziava a sentirsi meglio di quando invece, riusciva ancora a parlare.

Oriana Leone:

Nella poesia possiamo notare come il silenzio possa essere usato come strumento di dissenso, di protesta, di resistenza. Il silenzio però diventa abitudine e perde il suo significato di critica sociale. Se ci rifacciamo a metodi simili, come gli scioperi della fame e della sete, essi hanno esclusivamente utilità mediatica. La resistenza è altro: è un processo lungo che deve interessare la collettività, volto alla costruzione non alla distruzione, alla comunicazione e all’organizzazione, non al silenzio e alla critica fine a sé stessa e quando la resistenza resta individuale ed utilizza metodi “di facciata” come mezzo di protesta e di dissenso, che altro non fanno che accrescere  l’immagine dell’individuo e non della collettività,che la resistenza fallisce.

 

 Alessia L., Alessia M., Roberta:

Secondo il nostro punto di vista questa è la metafora delle differenze nel mondo che sono formate dall’individuo. Se tutto fosse considerato normale nessuno si accorgerebbe della presenza di differenze, inoltre questa poesia ci fa comprendere come le persone a noi care ci stiano vicino e non facciano pesare l’essere ‘’diverso’’ bensì ci accettano per ciò che siamo e non intendono cambiarci.

Erica Taffuri e Lidia Mignogna:

È forte l’impatto che questa poesia esercita sul lettore, in quanto il silenzio di quest’uomo può essere inteso come segno di resistenza. Una resistenza data dal mancato ascolto delle parole di un uomo che aveva tanto da dire.

Pia Mastropietro e Chiara Ciarlo:

La poesia ci è piaciuta per lo spunto storico della tragica vicenda di Ipazia. Per quanto riguarda la sensazione che la lettura ci trasmette è di ottimismo poiché, nonostante la sua situazione, Zosimo accetta la sua condizione e la trasforma in un punto di forza amalgamandosi con l’ambiente. La poesia ci fa capire che la debolezza e la diversità, se rielaborati nel modo giusto, possono diventare un altro elemento distintivo del nostro io.

Nancy, Annalaura, Amalia, Martina:

Secondo noi il linguaggio di questa poesia non è adatto a ragazzi della nostra età. Pur avendola letta con attenzione,la poesia non ha creato vibrazioni in noi.

Alessandro e Francesco:

Il pensiero di dover restare senza lingua fa paura, ma siamo certi che spesso il silenzio comunica molto di più del rumore. Le parole spesso frastornano la mente quindi …  adoriamo la verità del silenzio.

 

Giorgio Linguaglossa è nato a Istanbul nel 1949 e vive e Roma. Nel 1992 pubblica Uccelli e nel 2000 Paradiso. Ha tradotto poeti inglesi, francesi e tedeschi tra cui Nelly Sachs e alcune poesie di Georg Trakl. Nel 1993 fonda il quadrimestrale di letteratura «Poiesis» che dal 1997 dirigerà fino al 2005. Nel 1995 firma, Giuseppe Pedota, Lisa Stace, Maria Rosaria Madonna e Giorgia Stecher  il «Manifesto della Nuova Poesia Metafisica», pubblicato sul n. 7 di «Poiesis». È del 2002 Appunti Critici – La poesia italiana del tardo Novecento tra conformismi e nuove proposte. Nel 2005 pubblica il romanzo breve Ventiquattro tamponamenti prima di andare in ufficio. Nel 2006 pubblica la raccolta di poesia La Belligeranza del Tramonto. Nel 2007 pubblica Il minimalismo, ovvero il tentato omicidio della poesia in «Atti del Convegno: È morto il Novecento? Rileggiamo un secolo», Passigli, Firenze. Nel 2010 escono La Nuova Poesia Modernista Italiana (1980 – 2010) EdiLet, Roma, e il romanzo Ponzio Pilato Mimesis, Milano Nel 2011, sempre per le edizioni EdiLet di Roma pubblica il saggio Dalla lirica al discorso poetico. Storia della Poesia italiana 1945 – 2010. Nel 2013 escono il libro di poesia Blumenbilder (natura morta con fiori), Passigli, Firenze, e il saggio critico Dopo il Novecento. Monitoraggio della poesia italiana contemporanea (2000 – 2013), Società Editrice Fiorentina, Firenze. Nel 2015 escono La filosofia del tè (Istruzioni sull’uso dell’autenticità) Ensemble, Roma, e Three Stills in the Frame Selected poems (1986-2014) Chelsea Editions, New York. Nel 2016 con Achille e la Tartaruga pubblica il romanzo 248 giorni e con l’editore Progetto Cultura di Roma la monografia critica La poesia di Alfredo de Palchi e l’Antologia di poesia contemporanea Come è finita la guerra di Troia non ricordo.  Ha fondato la rivista letteraria internazionale:  lombradelleparole.wordpress.com  – Il suo sito personale è: www.giorgiolinguaglossa.com

 

5 thoughts on “INEDITO DI GIORGIO LINGUAGLOSSA, “IO, ZOSIMO”

  1. “Colui che sa non parla, colui che parla non sa”. E’ un detto di Lao Tzu, fondatore del Taoismo. I parabolani (i verbivendoli) sbandierano la verità (Dio), ma non sanno che essa esiste solo nel silenzio. Bisogna tagliarsi la lingua per potervi attingere, ed è paradossalmente questa la condizione indispensabile perché la lingua possa riapparire. Non in maniere ripetitive, ma nei modi originali ed autonomi dello spirito creativo che vive in comunione con se stesso (non con Dio). Esattamente come il bambino.
    Franco Campegiani

  2. Caro Giorgio,

    ho provato ad inserire questo commento, ma non sono certo di esserci riuscito. Un abbraccio.

    Franco

    Commento:

    “Colui che sa non parla, colui che parla non sa”. E’ un detto di Lao Tzu, fondatore del Taoismo. I parabolani (i verbivendoli) sbandierano la verità (Dio), ma non sanno che essa esiste solo nel silenzio. Bisogna tagliarsi la lingua per potervi attingere, ed è paradossalmente questa la condizione indispensabile perché la lingua possa riapparire. Non in maniere ripetitive, ma nei modi originali ed autonomi dello spirito creativo che vive in comunione con se stesso (non con Dio). Esattamente come il bambino.
    Franco Campegiani

  3. Caro Campegiani,
    chiedo scusa, ma il sistema prevede che il primo commento di un nuovo utente debba essere approvato da me per una protezione antispam. Purtroppo ho letto il suo intervento solo adesso. Grazie di aver scritto sul Blog.

  4. Quello che mi colpisce nei commenti di questi bambini è che loro hanno capito perfettamente di che cosa tratta la poesia, e l’hanno capito perché non sono ancora stati corrotti dalle pseudo cultura delle scuole di massa con i loro professori di massa, il loro gusto è, in realtà, ancora vergigne, non corrotto, non sporcificato. E pensare che questa poesia non è affatto facile, qui c’è in atto una nuova filosofia della composizione che abbiamo titolata “Nuova ontologia estetica”, che mette in discussione la poesia italiana che si è fatta finora e la rinnova profondamente.
    Il fatto che dei bambini abbiano afferrato il nocciolo della poesia mi sorprende ma mi rinfranca anche, vuol dire che non tutto è vano, che i nostri sforzi per rinnovare la poesia italiana forse un giorno saranno compresi. Grazie dunque ai bambini che hanno commentato, grazie alla loro preziosa e intelligente professoressa Tiziana Antonilli e grazie a Mario Gabriele conduttore del blog.

    • Caro Giorgio,
      se l’iniziativa della professoressa Tiziana Antonilli, di far commentare una tua poesia ai suoi studenti, non rientra nel piano didattico della Scuola, allora questo suo evento è da considerare innovativo per quanto riguarda la conoscenza dei poeti viventi. Ai miei tempi si mandavano a memoria testi come La nebbia agli irti colli e La cavallina storna. Oggi, le cose sono cambiate in meglio per noi, anche se il magazzino editoriale sforna omelette.Un cenno su questa tua poesia vorrei farlo, ma mi limito a dirti che il testo ha punte verticali di grande pregnanza mitica, filosofica, di autoanalisi e di ragione-intuizione. Se queste sono le coordinate, sorprendono i commenti degli studenti, alcuni veramente “tecnici”.

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