“Haiku del giorno dopo” di Giorgio Moio, con una nota critica di Mario M. Gabriele

HAIKU, IERI E OGGI

L’haiku è un breve componimento nato in Giappone nel diciassettesimo secolo con una struttura formata da tre versi di 17 more, secondo lo schema 5/7/5/. In Italia con le”Note di Samiser” si ebbero  le prime forme riportate dalla rivista L’Eco della cultura, mentre qualche università traeva l’occasione per pubblicare i testi su Sakura, con la collaborazione di Harukichi Shimoi e delle case editrici Empiria e Cascina Macondo.
Determinante fu l’illuminazione buddista come supporto nelle indagini sul tema dell’esistenza nel calibrare la realtà in ogni suo aspetto attraverso la fusione di parole e immagini, così come fecero Matsuo Basho, Yosa Buson e Issa Koba. 
Con l’antologia -Mikrokosmos- Poesie 1951-2004,- Edoardo Sanguineti riporta la forma dell’haiku come testimonianza di linguaggio sintetico espresso anche autonomamente da Ungaretti, Quasimodo e Zanzotto. Non fu un’invasione di elementi letterari rivoluzionari, ma la tranquilla esposizione di scatti sensoriali come momento dinamico su paesaggio e natura. Alla luce della loro brevità, gli haiku possono allinearsi con il frammento, anche se privi dell’IO lirico e dell’elegia. Una cosa va comunque citata l’uso terapeutico del linguaggio in psicologia, per capire la personalità del poeta dal momento che sussistono correlazioni tra ambiente e individuo.
Largamente sequenziato da eventi esterni di matrice onirica o mentale, è il volume di Giorgio Moio dal titolo--Haiku del giorno dopo,- con Prefazione di Carmen Moscariello, Bertoni Editore, 2024. Ad una prima lettura emerge la sintesi del verso con cui l’autore ricarica gli haiku all’interno di una pagoda colma di rifrazioni sensoriali, dove le parole mettono in luce la versione elettrica del verso, riappropriandosi di tutti gli scatti riflettenti la realtà da cui partono e si realizzano gli haiku. Con questo volume, Giorgio Moio ripercorre una strada già conosciuta, dopo aver radicalizzato la propria esperienza di poeta con documenti impegnativi e di Arte visiva.
Qualunque sia il Kit tematico adoperato da Giorgio Moio, resta l’azione espressiva con la quale il lettore ne cattura la sintesi, cogliendo le diverse fasi strutturalmente chiuse e stilizzate. Siamo lontani da ogni tipo di poesia occidentale, che tenta di immettere nuove ontologie estetiche. Questi Haiku del giorno dopo si caratterizzano per i loro flash istantanei senza alcun canone postjoyciano. Sono soprattutto schizzi di espressione sintetica e di mini effluvi sensoriali esposti dal poeta e dalla sua sfera cognitiva. Altra cosa è l’esperienza di Venti aih-ku extravaganti n. 3 del 2022, dove si affastellano transiti lessicali e archeologici di natura sperimentale. Ma è con il nuovo volume che si polarizzano scalfitture linguistiche, come corpo e anima della linea espressionistica, non recepibile all’istante, ma di rapido urto espressivo. I versi sono quelli miniaturizzati, privi della forma lirico-elegiaca e di figure retoriche sostituite da un accumulo di sensazioni senza la carica emotiva. L’ultimo verso è quello rivelatore che sintetizza in maniera conclusiva i primi due su cui si fonda l’haiku. Moio realizza con questo volume un modello poetico unitario, andando in profondità e superficie dell’osservazione psicoestetica con una tecnologia moderna liberando le parole dai loro contesti convenzionali. Si direbbe quasi un libro  guida  data la sua esternazione. Il viaggio linguistico che Moio fa in day after, mira a unificare i segmenti sintattici in un’unica  storiografia espressionista di trascrizione diretta a filmare in close up gli elementi primari di un aggancio esterno.
Per chi voglia seguire questo volume, non ci sono alte maree o tsunami che possano cancellarlo. Rimane un documento omogeneo, particolarmente laborioso per la bulimia numerica di frasi che hanno composto il volume senza selfie autobiografici e sperimentalismo on air. Pensiero ed espressione sono i Whatsapp che Giorgio Moio trasmette ai lettori In momenti come questi, particolarmente disturbanti, dove politica ed economia non convergono in un’oasi di pace, e ogni tipo di letteratura perde il suo campo largo. 
 Autore di raccolte di poesia, prosa, saggistica, aforismi, saggi, monografie, antologie, visual Art, e di critica letteraria con Frequenze poetiche e la Rivista Risvolti, Giorgio Moiohaalternato  l’interscambio dei segni grafici, tra scrittura e immagine, pervenendo a connessioni intersemiotiche, sinestesie e tavole di parole libere, fino al collage di elementi  che rendono il messaggio attivo  sul piano dei segni iconici, per esprimere quello che Stelio Maria Martini chiama l’interazione complementare tra l’elemento visivo con quello verbale                                                                                             
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